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Fermato dalla polizia: il telefono in un controllo o in un arresto

Un controllo stradale, un arresto, un agente che chiede di vedere il telefono. Dal 2014 la Corte Suprema degli Stati Uniti dice che, per esaminare i dati del telefono di una persona arrestata, serve di regola un mandato del giudice. Resta il consenso: che cosa significa dire di sì, che cosa succede se dici di no, quali garanzie in più aggiungono alcuni Stati.

Verificato il 24 settembre 2026Lettura: 9 min

In breve

  1. Se vieni arrestato, la polizia può prendere il telefono e controllarlo come oggetto, ma per esaminarne i dati serve di regola un mandato del giudice: lo ha deciso la Corte Suprema in Riley v. California, 573 U.S. 373 (2014).
  2. Senza mandato restano due strade principali: il tuo consenso e le circostanze urgenti (exigent circumstances), che un giudice verifica caso per caso.
  3. Il consenso deve essere volontario; si può rifiutare e si può limitare. L'agente non è obbligato ad avvisarti che puoi rifiutare (Schneckloth v. Bustamonte, 412 U.S. 218 (1973)).
  4. Gli Stati possono aggiungere garanzie. In California una legge del 2015 consente alla polizia statale e locale di accedere ai dati di un dispositivo solo nei casi che elenca.
  5. Rifiutare è lecito; mentire o cancellare dati per ostacolare un'indagine no: sono reati autonomi (per le questioni federali, 18 U.S.C. §§ 1001 e 1519).

La regola: prima il mandato

Il punto di partenza è Riley v. California, deciso dalla Corte Suprema il 25 giugno 2014 insieme a un caso federale, United States v. Wurie. Riley era stato fermato per un'infrazione stradale e poi arrestato per armi; un agente aveva guardato il suo smartphone sul posto e, due ore dopo, un investigatore lo aveva esaminato di nuovo in centrale, trovando foto e video poi usati dall'accusa. Wurie aveva un telefono a conchiglia: in centrale gli agenti avevano aperto il registro delle chiamate per risalire al numero indicato come «my house», e da lì al suo appartamento.

Da tempo la polizia può perquisire la persona arrestata e ciò che ha a portata di mano, per togliere eventuali armi e per impedire che distrugga le prove: è la perquisizione incidentale all'arresto (search incident to arrest). La Corte ha deciso che questa eccezione al mandato non si estende ai dati del telefono. I dati non possono essere usati come arma, e una volta che il telefono è nelle mani degli agenti l'arrestato non può più cancellarli. La conclusione sta in una frase:

«Our answer to the question of what police must do before searching a cell phone seized incident to an arrest is accordingly simple—get a warrant.»

La Corte ha precisato che le informazioni nel telefono non sono al riparo da ogni perquisizione: per esaminarle serve, di regola («generally»), un mandato, anche quando il telefono è stato sequestrato durante un arresto. Otto giudici hanno firmato l'opinione della Corte; il nono ha concordato con la decisione in un'opinione separata. Il quadro generale del Quarto emendamento sul telefono è in Il Quarto emendamento e il telefono: Riley e Carpenter.

Che cosa la polizia può fare comunque

  • Prendere il telefono e custodirlo. Nei due casi gli stessi arrestati avevano ammesso che gli agenti potevano sequestrare e custodire i telefoni, per evitare la distruzione di prove, mentre chiedevano un mandato; la Corte l'ha definita una concessione «sensible».
  • Controllarlo come oggetto. Gli agenti possono esaminare l'apparecchio per accertarsi che non venga usato come arma, per esempio che non ci sia una lametta nascosta tra il telefono e la custodia.
  • Isolarlo dalla rete. Contro la cancellazione a distanza la Corte ha indicato rimedi semplici: spegnere il telefono o togliere la batteria, oppure lasciarlo acceso dentro una busta schermata che blocca le onde radio (Faraday bag).
  • Agire subito in un'emergenza. Resta l'eccezione delle circostanze urgenti, che può riguardare il rischio imminente di distruzione delle prove, l'inseguimento di un sospetto in fuga, l'aiuto a persone gravemente ferite o minacciate. A differenza della perquisizione incidentale all'arresto, questa eccezione richiede che un giudice verifichi, caso per caso, se l'emergenza giustificava davvero la perquisizione senza mandato.

La Corte e la cifratura

La sentenza parla anche di cifratura. Il governo federale e la California sostenevano che, senza la possibilità di guardare subito il telefono, i dati rischiano di diventare inaccessibili: molti telefoni, quando si bloccano, proteggono i dati con una cifratura che li rende quasi impossibili da leggere senza il codice. La Corte ha risposto che in questo caso non c'è un arrestato che distrugge prove, ma il funzionamento ordinario delle funzioni di sicurezza del telefono; che le occasioni di trovare un telefono sbloccato sono comunque limitate, perché la maggior parte dei telefoni si blocca con un tasto o, per impostazione, dopo un brevissimo periodo di inattività; e che un agente che sequestra un telefono ancora sbloccato potrebbe disattivarne il blocco automatico, misura da valutare con i principi già applicati alla messa in sicurezza di una scena in attesa del mandato.

Un'altra osservazione riguarda il cloud. Dal telefono si vedono anche dati conservati su server remoti, e chi lo usa spesso non sa dove si trovino. Il governo stesso aveva ammesso che la perquisizione incidentale all'arresto non può estendersi ai file conservati nel cloud. Il codice di sblocco, il volto e l'impronta pongono problemi diversi, legati al diritto di non autoincriminarsi: vedi Il Quinto emendamento e la password e Impronta e volto: lo sblocco biometrico.

Il consenso: che cosa vuol dire dire di sì

Quando un agente chiede se può dare un'occhiata al telefono, chiede il consenso. La perquisizione con consenso (consent search) non richiede mandato. Le regole principali vengono da tre sentenze della Corte Suprema.

  1. Il consenso deve essere volontario. In Schneckloth v. Bustamonte, nato dalla perquisizione di un'auto fermata per infrazioni stradali, la Corte ha stabilito che, se la persona non è in stato di custodia e l'accusa vuole giustificare la perquisizione con il consenso, deve dimostrare che è stato dato volontariamente e non per costrizione, esplicita o implicita. La volontarietà è una questione di fatto, da valutare considerando tutte le circostanze.
  2. Sapere di poter rifiutare conta, ma non è decisivo. Nella stessa sentenza la Corte ha detto che la consapevolezza del diritto di rifiutare è uno dei fattori da considerare, non una condizione indispensabile, e ha escluso che l'agente debba avvertire la persona: imporre un avvertimento formale sarebbe stato «thoroughly impractical».
  3. Chi invoca un mandato non ottiene un consenso. In Bumper v. North Carolina, 391 U.S. 543 (1968), la Corte ha stabilito che l'accusa deve provare che il consenso è stato dato liberamente, e che non basta dimostrare che la persona si è limitata a piegarsi a chi affermava di avere il potere di perquisire. Una perquisizione fatta sulla base di un mandato non si può giustificare dopo con il consenso, se il mandato si rivela invalido o non c'era affatto.
  4. Il consenso ha un perimetro. In Florida v. Jimeno, 500 U.S. 248 (1991), la Corte ha detto che la portata del consenso si misura su ciò che una persona ragionevole avrebbe capito dallo scambio tra l'agente e l'interessato, e che chi acconsente può delimitare come vuole la perquisizione a cui acconsente.

Rifiutare il consenso non chiude la questione. Se sei stato arrestato, gli agenti possono tenere il telefono mentre chiedono il mandato, come riconosciuto in Riley; con il mandato, il telefono si può esaminare nei limiti fissati dal giudice. Il rifiuto sposta la decisione dall'agente al giudice.

Le garanzie in più degli Stati: l'esempio della California

La Costituzione federale fissa un minimo; gli Stati possono aggiungere garanzie con leggi proprie. In California, il capitolo del codice penale intitolato «Electronic Communications Privacy Act» (Penal Code §§ 1546 e seguenti, introdotto nel 2015) stabilisce che un ente pubblico dello Stato o di un suo ente locale, per esempio la polizia statale o una polizia municipale, può accedere alle informazioni di un dispositivo elettronico interagendo con esso, fisicamente o elettronicamente, solo nei casi elencati dal § 1546.1, lettera (c). Tra questi:

  • un mandato, che deve descrivere con precisione le informazioni da acquisire, indicando, quando è appropriato e ragionevole, i periodi, le persone o gli account, le applicazioni e i tipi di dati;
  • il consenso «specifico» del possessore autorizzato del dispositivo, cioè dato direttamente all'ente che chiede le informazioni;
  • il consenso del proprietario, solo se il dispositivo è stato denunciato come smarrito o rubato;
  • la convinzione in buona fede che un'emergenza con pericolo di morte o di gravi lesioni richieda l'accesso;
  • alcuni casi particolari, come il dispositivo creduto smarrito o abbandonato (solo per identificare e contattare il proprietario) o il dispositivo sequestrato alla persona in parole (libertà condizionale) sotto la supervisione dell'amministrazione penitenziaria statale, o in probation (libertà vigilata) con una condizione chiara e inequivocabile di perquisizione dei dispositivi.

La legge riguarda gli enti pubblici della California, non gli agenti federali. È un esempio, non la regola di tutti gli Stati: le garanzie cambiano da Stato a Stato, e che cosa valga in un caso concreto lo può dire un avvocato iscritto all'albo di quello Stato (vedi Dove chiedere aiuto).

Attenzione

Il diritto di rifiutare il consenso non è un diritto a ingannare. Fare consapevolmente una dichiarazione falsa e rilevante in una questione di competenza del governo federale è un reato punito fino a cinque anni di reclusione (18 U.S.C. § 1001). Distruggere, cancellare, nascondere o alterare un documento o un oggetto per ostacolare un'indagine federale è punito fino a venti anni (18 U.S.C. § 1519). Anche gli Stati puniscono queste condotte: in California, per esempio, cancellare o nascondere un'immagine digitale o un'altra cosa sapendo che sta per essere prodotta come prova in un'indagine è un reato (Penal Code § 135).

Casi frequenti

  • «In un controllo stradale l'agente mi chiede di vedere il telefono.» È una richiesta di consenso. Il consenso deve essere volontario, può essere rifiutato e può essere limitato (Schneckloth, Jimeno). Che cosa sia meglio fare in un caso concreto non si può dire in generale.
  • «L'agente dice di avere un mandato.» Se il mandato c'è ed è valido, la perquisizione si fonda sul mandato, non sul consenso. Se il mandato non c'era o non era valido, il sì detto a chi lo invocava non basta a giustificare la perquisizione (Bumper).
  • «Mi hanno arrestato e hanno preso il telefono.» Possono tenerlo; per esaminarne i dati serve di regola un mandato, salvo consenso o emergenza (Riley). Le questioni sul codice di sblocco sono in Il Quinto emendamento e la password.
  • «Vale anche in aeroporto, quando entro negli Stati Uniti?» Alla frontiera la CBP applica regole diverse, quelle della perquisizione di frontiera: vedi Possono controllarmi il telefono all'ingresso?.

Fonti

Corte Suprema degli Stati Uniti: Riley v. California, 573 U.S. 373 (2014), deciso il 25 giugno 2014 insieme a United States v. Wurie (n. 13-212); Schneckloth v. Bustamonte, 412 U.S. 218 (1973); Bumper v. North Carolina, 391 U.S. 543 (1968); Florida v. Jimeno, 500 U.S. 248 (1991); testi integrali delle sentenze. 18 U.S.C. §§ 1001 e 1519 (U.S. Code vigente). California Penal Code §§ 135, 1546 e 1546.1 (testo vigente su leginfo.legislature.ca.gov). Verificato il 24 settembre 2026.

Dove chiedere aiuto

Questo sito spiega le regole americane. Non segue casi e non risponde a nessuno.

Non ha un modulo di contatto, un telefono o un indirizzo email. Per un problema concreto con un controllo di frontiera, un'autorizzazione di viaggio o un procedimento negli Stati Uniti, i canali sono quelli ufficiali:

  • Il CBP Information Center (help.cbp.gov) — le domande e i reclami sui controlli dell'agenzia di frontiera statunitense.
  • DHS TRIP (dhs.gov) — il programma del Dipartimento della sicurezza interna per chi ritiene di avere avuto problemi ripetuti ai controlli di viaggio.
  • Il sito ufficiale dell'ESTA (esta.cbp.dhs.gov) — l'unico canale ufficiale per chiedere l'autorizzazione di viaggio.
  • L'Ambasciata d'Italia a Washington e i consolati italiani negli Stati Uniti — per i cittadini italiani in difficoltà; in emergenza, l'Unità di Crisi della Farnesina.
  • Un avvocato abilitato negli Stati Uniti — l'iscrizione si verifica nell'albo dell'ordine degli avvocati (state bar) dello Stato in cui esercita.

La pagina Dove chiedere aiuto spiega a chi rivolgersi in ciascuna situazione, come si verifica un avvocato e come si ottiene il patrocinio a spese dello Stato.